18 Luglio 2024
CuriositàRubriche

L’Aquila, ieri, oggi, ricordi con Philippe Daverio

Daverio 1
Philippe Daverio

Il nostro collaboratore e decano dei giornalisti aquilani Emidio Di Carlo dopo la lettera aperta al giornalista Bruno Vespa, questa volta esterna i suoi ricordi all’amico Philippe Daverio.
Dopo aver ricevuto una mail dallo stesso Daverio, e purtroppo dopo la sua morte nel 2020, ha voluto rispondere al suo collega critico d’arte ricordando quello che acadeva nella sua L’Aquila.
Come nel precedente ricordo anche questa volta lo scritto è condito e alleggerito con delle immagini che fanno da corredo ai “flash” aquilani dell’amico Emidio
Buona lettura.

Philippe Daverio

A colloquio con Philippe Daverio
Gli “Angeli” nella prep-post pandemia.

Philippe Louis François Daverio ( nato a Mulhouse/Francia, con cittadinanza italiana, 17 ottobre 1949 – Milano, 2 settembre 2020), critico d’arte, invia un’email ad “abruzzoaz 60“, per il collega Emidio Di Carlo.

Abruzzo Az 60 e Philippe DaverioA

Spiega lo stesso Emidio che “Ci eravamo conosciuti in una mostra friulana (negli anni novanta), a Villa Farsetti, in Santa Maria di Sala – Venezia; (…); poi c’era stato un incontro alla Galleria Nazionale “Jeu de Paume”di Parigi, in occasione della mostra sull’opera di Gaspard Félix Tournachon – Nadar (agosto 1997), ecc…. “.

Questo il testo dell’email inviata da Daverio a Emidio:
“Sto a casa e scrivo…
Aspettando che la grande scopa del Manzoni la smetta e sono felice di non essere anglicano upper class, ma banale cattolico afflitto da pietas.
Ho aspettato a scrivere, sperava di aver capito male.
Invece, il Primo Ministro del Regno Unito, intendeva dire proprio ciò che ha detto: Abituatevi a perdere i vostri cari’.
Boris Johnson si è laureato a Oxford con una tesi in storia antica.
È uno studioso del mondo classico, appassionato della storia e della cultura di Roma, su cui ha scritto un saggio.
Ha persino proposto la reintroduzione del latino nelle scuole pubbliche inglesi.
Mr. Johnson, mi ascolti bene.
Noi siamo Enea che prende sulle spalle Anchise, il suo vecchio e paralizzato padre, per portarlo in salvo dall’incendio di Troia, che protegge il figlio Ascanio, terrorizzato e che quella Roma, che Lei tanto ama, l’ha fondata.
Noi siamo Virgilio che quella storia l’ha regalata al mondo.
Noi siamo Gian Lorenzo Bernini che, ventiduenne, quel messaggio l’ha scolpito per l’eternità, nel marmo.
Noi siamo nani, forse, ma seduti sulle spalle di quei giganti e di migliaia di altri giganti che la grande bellezza dell’Italia l’hanno messa a disposizione del mondo.
Lei, Mr Johnson, è semplicemente uno che ci ha studiato.
Non conoscendo e non imparando nulla, tuttavia”.
F.to. Philippe Daverio.

Philippe Daverio

Vi proponiamo la risposta/articolo e … ricordi, che Emidio Di Carlo rivolge all’amico Daverio.

“Caro Philippe.
È passato un anno e mezzo dall’arrivo della Tua email.
Poi, il 2 settembre 2020, te ne sei andato.
Ora però debbo esternare qualche riflessione.
Non starò a raccontare cosami ha regalato il virus (due mascherine per marito e moglie, offerte dalla Regione Abruzzo e recapitatemi da un ‘ex collega” portalettere).
Mi limito a farti sapere che sono stato segregato in casa.
Il virus non mi ha colpito perché le mie difese immunitarie (storico-culturali), ancora una volta, hanno fatto da scudo.
Mi sono però chiesto: come mai i ‘migliori’ della politica (ministri, presidenti e consiglieri regionali, Sindaci, assessori vari, grandi industriali, ecc.), pur infettati, nel giro di due giorni, sono trovati nelle loro poltrone di comando?
Mistero!
Di fronte allo sfascio della sanità (coronavirus e morti nelle RSA) voglio però farti conoscere qualche grande della sanità aquilana del passato.

Eugenio Pacelli, papa Pio XII

Mi sovvien…
Era il 1950.
Papa Eugenio Pacelli, Pio XII, indiceva un Giubileo.
Era l’Anno Santo dopo la miseria della seconda guerra mondiale.
Questa ‘pandemia’ era ormai alle spalle.
A L’Aquila, in Piazza Lauretana, nel collegio degli Orfani di Guerra, il 10 dicembre ricorreva la Festa della Madonna della Lauretana.
Ma non fu per tutti.
Tra i più giovani qualcuno (Gigi) venne chiamato, dal Creatore, nella notte precedente.
Ero il vicino di letto, in una grande camerata.
Fui, più fortunato, ma non per molto poiché all’arrivo del medico, mi venne rilasciato il “pass” per l’Ospedale Civile San Salvatore.
Il Reparto Medicina contava, quale primario, il prof, Giulio Natali.
Era giunto da Firenze, nel 1925, ed era primario nel reparto medicina.
Alla Sua guida si formavano altri illustri medici: Giovanni Leonardis, Giorgio Splendiani e quel Bruno Sabatini che, molti anni più tardi, ebbe a seguirmi come medico della mutua (ovvero di “base”).
Bruno si rivelò anche poeta e… pittore.
Un giorno chiese il mio giudizio sui suoi paesaggi chedipingeva, in segreto.
Aveva il bisogno di presentarli al pubblico e…..
Il Prof. Giulio Natali era il papà dell’onorevole Lorenzo Natali (Ministro in più Governi della D.C.) e del Prof. Gianfranco (poi sulla scia del padre all’Ospedale aquilano).

L’Aquila, Piazza Lauretana

Mi sovvien…
Quando il cambio delle stagioni era regolare, L’Aquila veniva citata come una delle città più fredde (se non la prima) d’Italia.
A metà degli anni Cinquanta, nel ’56 in particolare, nell’inverno lo spessore della neve andò oltre il metro.
Lascio immaginare quando saliva allo scaricarsi dei tetti.
Pale alla mano, le vecchie strade lasciavano spazi ai nuovi percorsi-sentieri pedonali.
Gli uffici della Prefettura, nell’edificio di fronte, davanti il buon esempio, restando aperti.
Qualche ambulante si faceva spazio, con la sua bancarella, in Piazza Duomo (la parte alta della collina in cui sorgeva la città).
I negozi e le scuole, sfidavano la tempesta di neve, restavano aperti.
Allora la DAD non si conosceva.

L’Aquila, Piazza Duomo

Mi sovvien…
Da Piazza Lauretana, in fondo a Via Roma (praticamente nella parte bassa della città), una colonna di giovani “carabinieri” saliva sulla rapida Via Roma;
l’”armata” puntava sugli edifici scolastici.
Si era in una quarantina; tutti in pesante divisa invernale.
La si indossava anche nell’estate.
Puoi capire con quali risultati.
Si arrivava a Via Andrea Bafile, si passava in Corso Umberto, Corso Vittorio Emanuele, Corso Federico II.
Si giungeva alla Villa Comunale, dove si trovava, l’”avviamento” (la scuola dell’obbligo).
La scuola era stata ritagliata dal Convento di San Michele, dell’Ordine dei Cappuccini.
Vicino, c’era anche l’Istituto Industriale, utile a quanti proseguissero dopo la scuola dell’obbligo.
Oggi, nell’Emiciclo ha sede il Consiglio Regionale dell’Abruzzo.

L’Aquila, corso Federico II

Mi sovvien…
Nelle memorabili attraversate della città, lungo Corso Federico II, dirimpetto alla sede della Banca d’Italia, c’era il famoso negozio dei “Carli”.
Si spalava per liberare l’ingresso al negozio ma il lavoro si fermava al passaggio delle giovani reclute dell’”arma”.
Venivano considerati dei “carabinieri”, a causa delle loro “divise speciali”.
Per anni, “divise” e “carabinieri”, sono apparse nelle ricorrenze nazionali e locali; specie in quelle religiose poiché la città, di Santi e Beati, ne contava numerosi.
Nel “Venerdì Santo”, sotto la guida di Padre Casimiro Centi, sfilavano le “Via Crucis”.
Le aveva disegnate da Remo Brindisi e in parte realizzate dal padre Fedele.
Il corteo era arricchito da altre opere, opere dei bravissimi maestri artigiani aquilani.
Alle sfilate e sulle piazza della Villa Comunale erano presenti tutte le autorità civili e religiose, le associazioni del volontariato.
Anche i citati “carabinieri”.
Questo fino a quando l’ultimo non raggiunse ii 18° anno di età.
Pertanto il Collegio della Lauretana venne quindi chiuso, con dispersione dei collegiali nel sociale.
Al centro dei giardini della Villa Comunale, è rimasto il monumento ai Caduti realizzato da Nicola D’Antino, in ricordo dei Caduti della Grande Guerra.

L’Aquila, Padre Casimiro Centi

Mi sovvien…
Debbo tornare sul Prof. Giulio Natali.
Il primario aveva la sua abitazione in Piazza Santa Maria di Bagno.
Distava circa cinquecento metri dall’Ospedale Civile San Salvatore.
Eppure, nelle freddissime stagioni invernali, nonostante le grandi nevicate, nelle ore della notte, il “Professore” (uno dei Grandi della Sanità) percorreva, a piedi, la strada per raggiungere e andare a seguire i malati, specie quelli più gravi.
La sola sua presenza portava conforto e fiducia.

L’Aquila, Ospedale Civile San Salvatore

Ecco, caro Philippe, come pulsava un “Angelo” della Sanità nel secolo fa.
Anch’io, a causa del dilagare del virus, come i tanti ottantenni, sono stato chiuso (o rinchiuso?) per molti mesi in casa.
Avrei potuto continuare con la DAD, passando dalla carta stampata al giornale telematico.
Per uno che si è formato sui “caratteri mobili” bodoniani, che aveva appreso che, nel 1400, era giunto a L’Aquila, Adamo Rootweil Alemanno, il “dado” non era facile da passare.
Non stavamo mica nel 49° a.C.?
Inoltre, era ancora viva la fiamma dei miei trascorsi, diretti o indiretti, nelle tipografie aquilane (Prefettura, Centofanti, Aurora, San Bernardino, Bastida, Cellamare, Lussostampa);
per molte di esse, non mancai di mettere a disposizione le conoscenze acquisite negli studi para-universitari in Urbino, specie per il settore della stampa offset.

L’Aquila, Adamo Rootweil Alemanno

Mi sovvien…
Era 30 giungo 1966, grazie alla complicità di Alberto Fluttuante (nuovo proprietario della “Tipografia Centofanti”), davo alle stampe, “incontri-presenze”, il libro in cui volli raccogliere “30 anni di pittura e scultura all’Aquila”: 54 illustrazioni in bianco e nero. Edizione “cc3m (Circolo Culturale Tre Marie); presentazione di Gianfranco Colacito.

L’Aquila, Circolo Culturale Tre Marie

Avrò modo di raccontare anche altre storie del “Ristorante Tre Marie” e del “cc3m”, avendo vissuto nel tempo a fianco della “famiglia Scipioni”.
L’ho annunciato anche a Sergio Adriani, al quale si deve una preziosa edizione, stampata nel 2015: “L’Abruzzo nel Piatto”.
All’interno: tanti piatti e meno opere d’arte e di mostre nel tempo.
Ricordare don Claudio e donna Elena.
Quest’ultima mi costringeva a mangiare i suoi piatti che rimettevano ordine allo stomaco dissestato.
Poi don Paolo, e il fratello Luciano.
Soprattutto: rivivere l’avventura storica e artistica nelle “Tre Marie”.

L’Aquila, collezione Paolo Scipioni

Mi sovvien…
Sulla porta-vetrina in Via Tre Marie, ad accogliere i clienti, primeggiava la figura di “Don Claudio”; più tardi di Paolo.
Sulla porta (ritagliata su un lato di Carminio Visintini, nella prima sala), si apriva, all’occorrenza, una finestrella consentendo la vista, e il transito di qualche piatto speciale dalla cucina.
È qui appena il caso di citare un libro apparso nel 2011, nel quale “Paolo” (?!?) racconta all’interlocutore (Errico Centofanti) la storia delle“Tre Marie”.
Paolo, in tale contesto editoriale, dimentica i suoi vecchi amici del “cc3m”;
Non fa cenno su chi promosse il “riconoscimento”, nel 1986, del ristorante “Tre Marie”, tra i locali-monumenti come per il Caffè Greco di Roma e il Caffè degli Artisti di Brera.

L’Aquila, Alido Venturi

Nel libro (voluto dall’imprenditore aquilano Alido Venturi), non mancano le illustrazioni sulla Collezione Scipioni.
Mi sono apparse familiari; ne conservo copia in un faldone, con relazioni e perizie tecnico-economiche delle singole opere.
Realizzai quanto necessario su invito dell’arch. Renzo Mancini, Soprintendente ai BB.AA.;
servirono per il Decreto Ministeriale del 27 novembre 1986.
Effettuai perizie e fotografie anche per quanto la famiglia conservava nell’abitazione superiore.
Una copia venne consegnata a Paolo, un’altra è nel mio archivio, anche con negativi.
Quasi certamente, qualcosa di quella documentazione sarà stata presentata alla Cassa di Risparmio dell’Aquila al momento dell’acquisizione della Collezione.
Io non c’ero tra gli invitati.
Bene ha fatto l’autore del nuovo testo a non citarlo per tale ‘assenza’.
Diversamente pensò Sergio Adriani, quando nel 2015 pubblicava “L’Abruzzo nel piatto / Il grande chef del ‘900 Paolo Scipioni / ricette, racconti, aneddoti”.

Tipografia Alberto Fluttante

Mi sovvien…
La stampa di “Incontri-presenze”, apparve nel 1966, edizione “cc3m”.
Dei 350 esemplari stampati, 300 esemplari vennero numerati e firmati a mano dall’autore, da 1 a 300.
Nell’era della “Tipografia Alberto Fluttante”, in Via San Bernardino, a L’Aquila, i testi dei libri venivano composti con una prima linotype (“Linotecnica Farinosi”);
i titoli, si effettuavano con “caratteri mobili”.
Le illustrazioni erano in legno o in zinco, (Publieco, Pescara e Alfa Roma);
alla rilegatura provvedeva l’“Arte della Stampa”;
la carta giungeva dalle Cartiere Miliani di Fabriano e Cartiere Sterzi di Roma;
alle referenze fotografiche provvedevano: Oscar Carli, Giuseppe Centi, Guido Cocciolone, Fausto Rosati.

Piet Mondrian, Broodway Boogie-Woogie

Impreziosirono il libro: la sovraccoperta, in carta lucida; era un omaggio postumo a Gutemberg, Rootweil, Bodonie Piet Mondrian: ovvero: agli artefici della stampa a caratteri mobili e al mondo dell’Arte.
Per quest’ultima, la composizione ricordava una delle opere più famose del pittore olandese: “Broodway Boogie-Woogie” (1942-43).

L’Aquila, caratteri mobili

Merita ricordare le fasi del lavoro tipografico.
Anzitutto la composizione dell’insieme con i “caratteri mobili”;
esecuzione delle linee verticali e orizzontali con i nomi degli artisti presenti nel libro.
A seguire: individuazione dei toni e dei caratteri colorati nelle linee e, in particolare, negli incroci;
quindi: scomposizioni monocromatiche e, stampa dei singoli colori, nel torchio a mano.
Fu un’”impresa da motti”.
Del Photoshop, nel 1966, non v’era traccia.
Quanto al titolo per quella copertina: “L’Aquila Boogie-Woogie, 1966?”.

Emidio Di Carlo
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