Firenze, 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci

leonardo da vinci
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500 anni dopo la morte di Leonardo da Vinci, Firenze ha voluto dare spazio alla ricorrenza con una serie di eventi in tutto il 2019.
“Il viaggio-migratorio umano e dell’opera d’arte” è stato il tema della prima mostra proposta dalla “Aionarte” di Spoleto-Leonessa, con l’apporto storico-critico del Circolo Culturale Spazio Arte dell’Aquila.
Nel Palazzo Bastogi, il Presidente del Consiglio regionale della Toscana, Dott. Eugenio Gianni, ha accolto l’arte contemporanea dando inizio, di fatto, alle celebrazioni.
Nell’evento si è anzitutto sottolineato la diversità delle motivazioni della politica migratoria corrente rispetto a quella degli artisti e dell’opera d’arte.
L’“esperienza” di questa seconda realtà migratoria esemplifica un mondo poetico e scientifico di ampio linguaggio internazionale. Il nuovo excursus fiorentino è, dunque, un omaggio degli artisti contemporanei a ‘Leonardo”, eredi consapevoli dei suoi capolavori, di grande utilità per le generazioni successive.
Anzitutto, alcune esperienze che attesta la migrazione artistica delle citate associazioni, prima dell’evento a Firenze, nel 2019.
In “Orvieto Aion Arte Festival”, nel maggio 2018, nella rassegna “Diverso da te”, venivano incontro due letture: da una parte il richiamo a Lo studio delle proporzioni del corpo” di Leonardo e (non solo quanto conservato all’Accademia, in Venezia), quindi l’onda migratoria contemporanea suggerita da due silhouettes di teste umano in “bianco” e “nero”.
Si dava contemporaneamente rilevanza al messaggio artistico e, visivamente, si richiamava l’attenzione sulla ‘diversità’ originata dal flusso migratorio in atto.
All’inaugurazione, nella Chiesa San Giuseppe, in Leonessa, ancora nel 2018, la “migrazione” aveva una specifica valenza nel ‘fare arte’ e ne viaggiato degli artisti.
Si esemplificava così la realizzazione di un ‘capitale silenzioso’, destinato alla formazione di musei, pinacoteche, collezioni o lussuosi palazzi storici nelle tante città del mondo.
Il flusso turistico nelle sedi museali o nei siti archeologici, conferma quanto il “capitale” prodotto dal mondo dell’arte sia foriero di tangibili ritorni e sviluppi a livello ‘culturale’ e sul piano economico.
Il mondo dell’arte, dunque, è un baluardo della crescita sociale e economica nella società di tutti i tempi.
Nel 2019, a Firenze, il “genio” di Leonardo resta uno degli avamposti di riferimento anche per l’arte contemporanea in mostra.
Si dirà: le invenzioni e la creatività del da Vinci risalgono al tempo il cui il sapere scientifico era un terreno inesplorato.
Ciò non toglie che, nel suo tempo, l’Uomo era uno straordinario protagonista nel “Rinascimento”: pittore, scultore, musicista, ingegnere, architetto, anatomista, astronomo, matematico, scenografo, scrittore, geologo.
Serge Bramly, ha affrontato, gli studi e i vari moventi creativi del personaggio, spesso indicato, con sbrigativa definizione, “genio”.
Lo studioso tunisino si è soffermato sulla ‘vicenda umana’.
Due le sue pubblicazioni: “Leonardo da Vinci”, edizione Lattes, 1988; “Leonardo artista, scienziato, filosofo”, Mondadori, 2005.
Nella sua analisi, lo scrittore ha preso visione di una parte delle 7000 pagine che Leonardo ha lasciato in eredità ai suoi due collaboratori (Francesco Melzi, l’allievo preferito, e il Salai, l’apprendista); ovvero solo in un terzo delle 25.000 pagine conosciute (1800 sono andate perdute).
A questo punto merita ricostruire il migrare di Leonardo: come persona umana e come artista nella sua vicenda quotidiana, in Italia e in Francia.
Una vita, nella sostanza, “senza frontiere” nel tempo e nelle epoche successive fino ai giorni nostri.
La ricerca delle carte smarrite o la lettura delle carte conosciute impegnano ancora oggi ricercatori e studiosi.
La mostra d’arte contemporanea che appare nel 2019 in Firenze è però una realtà.
Nel suo specifico, pone l’attenzione sulla diversità tematica della creatività artistica; si snoda dalla pittura, alla scultura, nella grafica.
Mostra il divenire “migratorio” dal/nel passato, l’attualità proiettata verso il futuro.
Facciamo un ricordo delle opere di Leonardo, nella sua Firenze.
Agli Uffizi troviamo: “L’annunciazione”, “Battesimo di Cristo”, “L’Adorazione dei Magi”.
La memoria propone anche il richiamo a “La Battaglia di Anghiari”, l’affresco per il salone Cinquecentesco del Palazzo della Signoria andato, purtroppo, distrutto.
Il ‘viaggio-migratorio’ inizia in Italia, a Milano.
Ecco: “Il Cenacolo” nel convento di Santa Maria delle Grazie; “Il ritratto di musico”, nella Pinacoteca Ambrosiana; le decorazioni della “Sala delle Asse” nel Castello sforzesco.
Andando oltre, in Italia: “Il San Girolamo”, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana.
Segue la migrazione in Francia.
Oggi sono esposti a Louvre: “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino”; “San Giovanni Battista”, “La Gioconda”, “La Vergine delle Rocce”.
Altre opere hanno varcato i confini nazionali: il “Ritratto di Ginevra Benci” alla Washington, National Gallery; la “Madonna Benois” al San Pietroburgo/Leningrado, Ermitage; la “Madonna del Garofano”, alla Pinacoteca di Monaco; “La dama con l’Ermellino” al Czartoryski Museum di Cracovia
A questo punto vanno ricordati, anche per l’importanza storica e scientifica degli stessi, alcuni studi e altri lavori: il disegno “L’Annunciazione” agli Uffizi”, la miscellanea del “Codice Atlantico” nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, “I manoscritti sugli studi anatomici” alla Royal Library del Castello di Windsor, di Architettura del “Codice B”, sulla luce e “prospettiva di colore” del Codice G (Parigi, Inst. di Francia); “sulle acque” del Codice Arundel (Londra, British Mus.); sul “volo degli uccelli”, Torino, Biblioteca Reale e Londra, Victoria and Albert Museum); sulle “macchine e sulla fusione del cavallo” (Madrid, Biblioteca Nazionale); i progetti d’idraulica e di bonifica; le sistemazioni architettoniche e urbanistiche; i complicati congegni per feste e spettacoli vari (nella Milano degli Sforza).
In ultima analisi, ma non certo per minore importanza, la “scultura”.
Anzitutto il grande modello per il monumento a Francesco Sforza (andato distrutto nel 1499) in quella Milano dove Leonardo restò per un ventennio al servizio di Ludovico il Moro).
In alternativa i “modellini” delle “macchine” scrupolosamente ricostruiti sulla base dei disegni del maestro e con materiali dell’epoca.
I “modellini” sono ancora oggi un richiamo per i turisti al Clos-Lucé, in Amboise, nella Valle della Loira, dove l’artista trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Qui si possono vedere: il primo aeroplano, la prima automobile, l’elicottero, il paracadute, il carro armato, la mitragliatrice, il ponte girevole.
Nei dipinti, come nelle “macchine” ricordate, il riscontro scientifico e la creatività artistica non sono mai disgiunti; sono armonicamente complementari; scoprono le leggi della natura, nel complesso Universo.
Bisogna dire che Firenze non ha mai dimenticato il suo artista.
Vale ricordarlo: il 22 giugno 1996, a Palazzo Strozzi, si teneva la mostra “Gli ingegneri del Rinascimento da Brunelleschi a Leonardo da Vinci”.
Divisa in tre sezioni, pur senza togliere nulla al Brunelleschi e ai coinvolti ingegneri senesi (Taccola e Francesco di Giorgio) a Leonardo veniva riservata, interamente, la terza sezione.
Intuibile la ragione: l’universalità dell’opera dell’artista.
A colui che fu migrante per il mondo era stata dedicata una precedente ed importante mostra, “Leonardo.
Nel laboratorio del Genio”. Nel 2007 effettuò il viaggio-migratorio verso il Giappone (900 mila visitatori); poi in California, Ungheria; a Roma, nel 2009, a Palazzo Venezia, dove comparvero il disegno autografo per la messinscena dell’”Orfeo” del Poliziano accanto al monumentino funzionante del teatro mobile e il leoncino meccanico che si muoveva spalancando le fauci e alzando le zampe.
Fin qui il ‘viaggio’ dell’opera e della sua importanza, con gli immancabili frutti anche economici.
Spazio ora al migrare della persona. Dal 1452 (data della nascita) al 1481 l’artista si forma nella Bottega di Andrea Del Verrocchio, dando subito prova delle sue capacità sia come scultore che come pittore.
Non a caso molte opere di questo periodo finiscono a Washington, Pietroburgo, Monaco e Roma.
A seguire, il l citato viaggio-migratorio verso Milano, un periodo questo, ugualmente fecondo, come attestano le opere a Cracovia, Parigi, Londra e nella stessa Milano.
Vanno anche annoverati i soggiorni a Mantova e a Venezia; prima del ritorno in Toscana, nel 1503, dove iniziava (senza ultimare) il famoso ritratto di donna, “La Gioconda”.
Dal 1513 Leonardo è a Roma accolto da Leone X, è sotto la protezione del cardinale Giuliano dei Medici. Restio al festoso ambiente della corte pontificia, vi rimase, appartato, nella Villa del Belvedere, lasciando la scena a Raffaello.
Nel 1517, in Francia, accetta l’ospitalità da parte di Francesco I che lo colma di onori facendolo il primo architetto e ‘meccanico’ del re; gli viene quindi assegnata la dimora nel Castello di Cloux dove può liberamente manifestare il suo “genio” creativo, completando “La Gioconda”, che venderà allo stesso Re di Francia.
Cosa aggiungere di fronte sul “viaggio-migratorio” e dell’arte tracciato sulla scia di Leonardo?
La mostra degli artisti contemporanei in Firenze, anche nel 2019, ha offerto nuove opportunità di lettura sul passato.
Per certi aspetti è apparsa anche lontana dalle nuove tecnologie e dalla produzione della ‘rete’.
Ha affermato che la creatività non può essere sostituita, neppure mediante un più sofisticato robot essendo lo stesso – vale sottolinearlo – un prodotto dell’ingegneria umana.
L’insegnamento viene, ancora, da lontano, da Leonardo, appunto?
Il linguaggio dell’opera d’arte può essere apparente o di interposta critica emotività, ma non sfugge al fine della “bellezza” creativa (omerica, aristotelica o platonica che si voglia intendere).
Con le loro opere, nell’Omaggio a Leonardo, numerosi artisti contemporanei, hanno compiuto un viaggio-migratorio verso Firenze.
Il “viaggio” non è però al termine.
E’ soltanto una tappa di un cammino che proseguirà nel tempo, terminerà con l’incremento o la formazione di musei, di nuove isole di memoria, di conoscenza, di scontata creatività umana.

Di Luciano Di Giulio

Direttore responsabile di questa testata, esperto musicale e veterano giornalista della provincia di Teramo. Iscritto dal lontano 1992, all'Albo dei Giornalisti d'Abruzzo, nell'elenco dei pubblicisti. Ha diretto diversi progetti editoriali e ha partecipato alla realizzazione di diverse pubblicazioni librarie.