Grazie a un evento, ricompreso in “L’Aquila città della cultura 2026” è esposta al MUNDA, nel Forte spagnolo, “La Visitazione” (olio su tavola, 200x145) di Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), giuntavi con un prestito intermuseale. L’abbiamo rivista con piacere nella città per la quale fu commissionata, ampiamente ammirata dal pubblico che non ha avuto modo di vederla al Museo Nacional del Prado di Madrid, ove fa bella mostra esposto al numero di serie 300. Di seguito, ne ripercorriamo la storia, segnalando datazione, contenuti, prima ubicazione e successive vicissitudini.
La “gemma più bella” della chiesa di San Silvestro di Collebrincioni all’Aquila è stata, infatti, nel passato proprio “La Visitazione” di Raffaello. Fu realizzata dall’Urbinate per l’amico Giovan Battista Branconio, richiesta per suo padre Marino, e inserita nell’omonima cappella della chiesa; naturalmente, sino al 1655, quando Papa Alessandro VII la donò al re di Spagna, Filippo IV.
Di conseguenza, nella chiesa aquilana, oggi, si può ammirare solo una tela a olio del XVI secolo, copia dell’opera raffaellesca, di Giulio Cesare Bedeschini (1687-1731), appunto nella cappella della facoltosa famiglia Branconio, corredata, sempre dallo stesso artista, di affreschi di “Storie di Maria Vergine”. Su tale copia, chi ne fosse interessato, può leggere il giudizio non troppo lusinghiero di L. Rivera, Raffaello e varie memorie attinenti all’Abruzzo e a Roma, Estratto BDASP, L’Aquila, pp. 20-116. Inutile dire che sulla Piazza ove si affaccia la chiesa di S. Silvestro si erge l’imponente costruzione quattro-cinquecentesca, ovvero Palazzo Branconio, con cortile e saloni affrescati e stemma recante le tre palle medicee per concessione di papa Leone X alla ricca e potente famiglia aquilana; l’edificio necessita di lavori importanti causa sisma 2009. Dietro la chiesa, a breve distanza si apre Porta Brinconia, porta di accesso degli abitanti di Collebrincioni donde provenivano i Branconio.
Giovan Battista fu amico personale di Raffaello, conosciuto alla corte di papa Leone X, di cui il Branconio era cameriere segreto. Per lui Raffaello progettò anche un Palazzo nel Borgo Vaticano, oggi scomparso in quanto demolito nel 1667 per fare spazio al nuovo colonnato di Gian Lorenzo Bernini e noto solo attraverso disegni, incisioni e memorie storiche; fu anche esecutore testamentario alla di lui morte, unitamente al cardinale, Baldassare Turrini da Pescia. Raffaello l’amò particolarmente da ritrarlo accanto a sé in Autoritratto con amico, 1515-1520 circa, celebre dipinto, oggi al Musée du Louvre de Paris. In ogni modo, fu un personaggio chiacchieratissimo nella Roma dell’epoca; particolarmente noto non solo per esser orafo, consigliere del papa, ma anche per essersi occupato dell’elefante albino, Annone, donato dal re del Portogallo, Emanuele II Il Fortunato.
Piace a questo punto ripercorre la storia della “Visitazione” di Raffaello a L’Aquila al tempo del Branconio, riprendendo da Domenico Chiodi, Le 170 chiese di L’Aquila dal ‘200 al ‘900, Ed. Futura, L’Aquila 1988; esemplare con dedica dell’autore facente parte della biblioteca personale del critico, Emidio Di Carlo, formatosi alla Scuola del Libro di Carlo B e alla scuola di Giulio Carlo Argan nonché residente per anni accanto alla Casa di Raffaello Sanzio. A p. 74 è così scritto: «La storia dell’originale di questo quadro è raccontata da Teodoro Bonanni che scrive: “ Nella cappella dell’estinta famiglia Branonj eravi un tesoro per la Chiesa e la Città: il quadro della Visitazione di Maria SS.ma, a S. Elisabetta è bello; ma desso è una copia: l’originale era di Raffaello, che lo dipinse per Gio. Battista Branconio, sepolto nella detta cappella: per ordine di Papa Alessandro VII fu tolto e mandato a Napoli al Vice Re D. Grazia d’Avellanedo ed Haro, Conte di Castrilla ai 3 agosto 1655, e quindi fu donato da Ferdinando VII a Lord Wellinghton». Dall’atto notarile di Nicolao Morgante risulta che il quadro venne consegnato agli emissari del Papa il giorno 22 giugno del 1655 e non già il 3 o 22 agosto come affermano sia il Bonanni che altri storici. Il quadro, dopo essere stato prima all’Escuriale di Madrid, quindi a Parigi, nel 1813, a seguito del trattato tra Francia e Spagna del 1815, ritornò all’Escuriale. Oggi lo si può ammirare al museo del Padro di Madrid. L’attuale copia dal Moretti viene attribuita al Cesura, altri l’attribuiscono a Baldassare de’ Nardis. Altra copia, esistente nel museo aquilano e proveniente da questa chiesa, sembra essere opera di Giulio Cesare Bedeschini”. Sulla data di consegna, Domenico Chiodi segnala la diatriba tra Signorini A., La diocesi dell’Aquila, 1868, vol. II, libro IV, p. 275, Bonanni T., La guida della città dell’Aquila, 1874, p. 43, Carli E., Per la pittura del ‘400 in Abruzzo, A.A.VV., Rivista R. Istituto Archeologia e Arte, anno IX, fasc. I, c. III, 1943, p. 164 e ss, Archivio di Stato, Busta 710, a. 1655, II, 291,292,297 e 298.
“La Visitazione” di Raffaello, databile tra il 1517 e il 1519, in ogni caso nel periodo cruciale romano dell’Urbinate, presenta in primo piano Maria e Elisabetta, la seconda va verso Maria incinta (Vangelo di san Luca); sullo sfondo, a sinistra, si scorge il battesimo di Cristo da parte di Giovanni Battista e, in alto, il Creatore tra angeli. In basso compare la scritta: “Raphael Urbinas F. Marinus Branconius F. F.” dalla quale si ricava la ragione per cui Giovan Battista Branconio commissionò l’opera, insomma quale dono al padre Marino e sua madre Elisabetta. Il 1 aprile 1517 Marino Branconio l’aveva richiesta al figlio per legato testamentario, come si evince dallo scioglimento delle abbreviazioni della scritta. Si legge in un pannello informativo del Munda, a supporto dell’opera: “una composizione armoniosa, immersa in uno spazio aperto e luminoso, illuminato da un paesaggio naturale che si perde in lontananza”,
Al Munda l’opera di Raffaello è stata associata in un’unica sala a un’omonima opera (1528-1530) di Jacopo Pontorno (1494-1557), proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano (Pistoia) in cui “la scena assume un’intensità emotiva e monumentale. Maria e Elisabetta, accompagnate da due ancelle, emergono sullo sfondo di una strada di Firenze”. L’opera in cui spiccano i drappeggi coloratissimi è ricompresa nel Manierismo fiorentino. Si è cercato di istituire lo stesso dialogo tra i due artisti, già presentato al Prado, come risulta da altro pannello informativo del Museo.
Nell’esposizione aquilana, aperta sino a settembre 2026, è possibile leggere due testamenti (quello di Marino Branconio sopra citato datato 1 aprile 1517e quello del figlio Giovanni Battista che dispone di essere sepolto nella cappella di famiglia, dedicata alla “Visitazione”, appunto, nella cappella di San Silvestro dell’Aquila) nonché due disegni di Giulio Romano e Biagio Pupini, legati alla fortuna raffaellesca del tema della “Visitazione” nel sec. XVI, e una ricostruzione di Palazzo Branconio nel Borgo vaticano.
L’esposizione ha il merito di riportare a casa, sia pure per breve tempo, un’opera che ricorda l’importanza di un’illustre famiglia che si è imposta a Roma nella Curia vaticana e che è stata capace di conoscere i maggiori artisti dell’epoca, anzi addirittura, grazie a loro, di non essere dimenticati.
Stefania Di Carlo
Bibliografia proposta per una rapida documentazione, oltre al catalogo dell’esposizione aquilana o il Bollettino del Prado:
ANTONINI O., Architettura religiosa aquilana, E. Gallo Cedrone, L’Aquila, 1988, p. 252.
BRIZIO A., “Raffaello”, in Enciclopedia Universale dell’Arte, Istituto per la collaborazione culturale, Venezia-Roma, 1963, vol. XI, col. 240
CHIODI D., Le 170 chiese di L’Aquila dal ‘200 al ‘900, Ed. Futura, L’Aquila 1988, p. 78.
LOPEZ L. –CECCHINI A. M., L’Aquila. Guida turistica. Storia, itinerari turistici, pianta della città, illustrazioni a colori, Ed. G. Tazzi, 1992, p.104.
A.A.VV. L’Aquila e provincia. 167 illustrazioni e 6 piante di città e 1 cartina, collana di Guide Illustrate, Ente Provinciale per il Turismo, L’Aquila, 1942, p. 66.
