Roseto, politica in fermento per le dimissioni di amministratori e collaboratori del sindaco


Riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firme congiunte da SiAmo Roseto, Forza Roseto, Noi Moderati e Fratelli d'Italia sulle dimissioni e sulle rinunce di amministratori, collaboratori del sindaco e non ultimo il segretario generale. "Le dimissioni del Segretario generale rappresentano l’ennesimo tassello di un quadro che, a questo punto, non può più essere derubricato a semplice casualità o normale avvicendamento amministrativo. Prima due collaboratori del sindaco. Poi due assessori. Quindi due capi di gabinetto. Ora il Segretario generale. E, secondo i rumors che circolano con sempre maggiore insistenza in città, potrebbe essere prossimo all’uscita anche un dirigente attualmente in carica. Un’ipotesi che trova peraltro un elemento concreto nella variazione del piano assunzionale, che prevede l’arrivo di un dirigente in convenzione con altro Ente e per sole 18 ore settimanali. Un dato che, al di là delle interpretazioni politiche, sembra confermare che qualche altra casella dirigenziale sia destinata a svuotarsi e che l’amministrazione stia scegliendo di coprirla con una presenza estremamente ridotta e non rispondente alle esigenze dimensionali e strutturali della nostra città. Una sequenza impressionante di addii che coinvolge proprio quelle figure che, per ruolo e rapporto fiduciario, hanno rappresentato il perno della macchina amministrativa e politica del sindaco. Di fronte a tutto questo, le domande diventano inevitabili e il sindaco non può più sottrarsi alle risposte. 

Perché se ne vanno? 

Perché persone scelte direttamente dal primo cittadino, chiamate a condividere responsabilità, decisioni e percorso amministrativo, stanno progressivamente recidendo il proprio rapporto con il Palazzo di Città?

 È davvero soltanto una coincidenza oppure esistono fratture, dissapori, problemi organizzativi o responsabilità che stanno inducendo alcune di queste persone a prendere le distanze dall’amministrazione?

E c’è una domanda ancora più inquietante, che non può essere ignorata: si sta assistendo a una vera e propria fuga dal Municipio anche per tutelare sé stessi, prima che sia troppo tardi?

Non affermiamo che sia così. Ma davanti a una sequenza tanto anomala, è un interrogativo politicamente legittimo e doveroso da porre. Quando sono soprattutto figure fiduciarie a lasciare, una dopo l’altra, non si può pretendere che la città resti indifferente. Quelle persone sono state individuate e nominate nell’ambito del rapporto di stretta collaborazione con il sindaco. Il loro progressivo allontanamento costituisce quindi anche un segnale politico: il legame con il primo cittadino, evidentemente, non è più quello di un tempo. E se qualcuno decide di lasciare proprio mentre un’amministrazione si avvicina alla scadenza elettorale, i cittadini hanno tutto il diritto di chiedersi se stia semplicemente cambiando lavoro o se, invece, stia scegliendo di prendere le distanze da una situazione che ritiene ormai difficile da sostenere o da difendere. Ancora più grave sarebbe se qualcuno avesse maturato la convinzione che, per ragioni legate alla gestione amministrativa di questi anni, fosse necessario tirarsi fuori e tutelare la propria posizione personale e professionale. Anche questo, però, dovrà essere chiarito. Perché non basta assistere alla processione degli addii e limitarsi a considerarli episodi indipendenti. Quando gli abbandoni diventano una sequenza, la sequenza stessa diventa una notizia politica allarmante".