Frejus (Francia), Fabrice Lassort, un artista che non cessa di stupire


Al Festival de la Photographie Surréaliste et Créative, che si terrà dal 26 settembre al 4 ottobre, anche un amico artista di vecchia data del critico Emidio Di Carlo e da lui recensito in una mostra a Bordeaux, alias il fotografo Fabrice Lassort.

Ecco le sue parole in lingua, doverosamente tradotte, inviate alla figlia del critico d’arte scomparso, per mantenere vivo un legame che per più di un ventennio Emidio Di Carlo ha intessuto con il mondo d’Oltrealpe: “J’ai été sélectionné pour participer au Festival de la Photographie Surréaliste et Créative de Fréjus qui met en avant les nouveaux acteurs de la scène artistique d'aujourd'hui. J'ai le plaisir de vous accueillir pour le vernissage, à la Villa Aurélienne, où ma série « Tom Troublant » est présentée. Ce vernissage sera l'occasion de la découvrir et d'en discuter ensemble le samedi 26 septembre 2026 à 12h” («Sono stato selezionato per partecipare al Festival della Fotografia Surrealista e Creativa del Fréjus che propone i nuovi attorie della scena artistica odierni. Ho il piacere di accogliervi per l’inaugurazione, a Villa Aurélienne, in cui la mia serie intitolata   “Tom Troublant” è proposta. L’inaugurazione sarà l’occasione per scoprirla e discuterne insieme sabato 26 settembre 2026 alle 12”).

Ecco quanto poi ha aggiunto sul Festival nato nel 2019 dall’associazione di fotografi «Forum Julii Photo», il tutto perché la sua opera possa essere ammirata sino al 4 ottobre: “La photographie capte habituellement le visible, un instant du réel. Mais la photographie surréaliste ouvre d’autres perspectives qui redéfinissent cet art. Elle introduit des notions nouvelles dans l’interprétation du visible et de l’invisible. Des artistes comme Man Ray, Dali, Lee Miller, Dora Maar ou Bellmer ont été pionniers de cette exploration. Aujourd’hui, Shana, Parke Harisson, Zybura, Stranka, Davoli ou Putrana renversent la réalité des apparences, entraînant avec eux toute une génération de créateurs” (La fotografia capta abitualmete il visibile, un istante del reale. Ma la fotografia surrealista apre altre prospettive che ridefiniscono quest’arte. Essa introduce nozioni nuove nell’interpretazione del visibile e dell’invisibile. Artisti come Man Ray, Dalì, Lee Miller, Dora Maar ou Bellmer, sono stayi dei pionieri di quest’esplorazione. Oggi, Shana, Parke Harrison, Zybura, Stranka, Davoli ou Putrana ribaltano la realtà delle apparenze, trascinando con loro ogni generazione di creatori”).

Del resto Fabrice Lassort così si presenta ai suoi ammiratori: « Lorsque je pars en expédition, j’aime en général allier les techniques photographiques au sujets traités. Comme  beaucoup de photographes, je suis plus enclin de parler technique que de ma sensibilité, une forme de pudeur, nos images parlent pour nous. Une chose est certaine, j’ai  besoin de faire corps avec ma propre production : de tripatouiller mes appareils, mes chimies, d’avoir cette sensation d’autonomie et de maîtrise sur la nature matérielle de l’image. La photographie alternative me permet de sortir des sentiers battus. Mon regard s’adapte à chaque appareil, et la notion de temps me permet une immersion totale dans ma production, en moyenne 4 images/jour. Ma pratique rend cette activité saisonnière, souvent dépendante de la lumière. J’ai souvent la sensation d’opérer un renversement des sens, un contrepied qui me permet de relativiser la rapidité du monde dans lequel on vit et d’apporter une suspension, une parenthèse pour autrui.» (“Quando parto in spedizione, amo in generale connettere le tecniche fotografiche ai soggetti trattati. Come altri fotografi, sono incline a parlare in modo tecnico piuttosto che della mia sensibilità, per una forma di pudore, le nostre immagini parlano di noi. Una cosa è certa, ho bisogno di fare tutt’uno con la mia produzione: di manipolare i miei apparecchi, la mia chimica, di avere questa sensazione di autonomia e di spadroneggiare sulla natura materiale dell’immagine. La fotografia alternativa mi consente di uscire dai sentieri battuti. Il mio sguardo si adatta a ogni apparecchio, e la nozione di tempo mi permette un’immersione totale nella mia produzione, in modo 4 immagine/giorno. La mia pratica rende quest’attività stagionale, spesso dipendente dalla luce. Ho spesso la sensazione di operare un ribaltamento die sensi, si ha così un contropiede che mi consente di relativizzare la rapidità del mondo in cui si vive e di apportare una sospensione, una parentesi per l’altro”).

Se si pensa che Emidio Di Carlo ha lasciato breve note manoscritte su vari artisti per cataloghi in corso (non ultimo dopo quelle già segnalate sugli artisti della Repubblica della Guinea per la Biennale di Venezia e quelle sull’opera di Luca Crippa in corso di pubblicazione), queste poche parole di Lassort così dense sul movimento di André Breton avrebbero certamente colpito nel segno e originato giudizi critici non di piaggeria.

Tocca a noi, quindi, dire qualcosa di più su Fabrice Lassort che nel mondo di oggi ove si assiste a un “va-et-vient” tra valori e disvalori, offre un prezioso contributo alla riflessione, si mostra granitico contro l’impoverimento della società, porge informazioni forti e vivaci, intuisce legami profondi usando la sua amata macchina fotografica. I suoi scatti sono un monito, nutrimento dello spirito, superamento dell’incompiutezza umana. Non può aggiungersi altro di Fabrice Lassort i cui scatti interessano la Francia, le Antille,  il Messico, il Québec e che interroga sé stesso, gli altri e la natura.

Stefania Di Carlo

Per contattare fabrice.lassort@gmail.com