L'Aquila, Biennale di Venezia omaggia il critico d’arte, Emidio Di Carlo


Anche quest’anno il critico d’arte Emidio Di Carlo (ndr che ci ha lasciato nel mese di aprile 2026) (con anche il Circolo Culturale “Spazioarte”) è presente alla 61° Esposizione Internazionale d’arte. La Biennale di Venezia 2026, 9/05-22-11-2026, (settore comunicazione). Di Carlo figura all’interno del catalogo in tre lingue (italiano, francese, inglese) “Le son de l’Art: l’Écho de la Matière”, (nella foto) editoriale Giorgio Mondadori, che interessa la performance del Padiglione della Repubblica di Guinea all’Isola di San Servolo. Si tratta della bella iniziativa di Cesare Augusto Serafino e Giancarlo Caneva per un progetto, curatore Carlo Stragapede, che unisce sei artisti emergenti del paese africano (Bella Bah, Rougui Barry, Fatoumata Kouyaté, Pépé Michel Ange Lama, Papa Youssoupha Seck, Sékou Oumar Thiam) con altri artisti italiani, soprattutto del Nord est. Il Commissario del Ministro della cultura, turismo e artigianato di Guinea, M. Bilia Bah la definisce una partecipazione storica e strategica di portata internazionale che mette per la prima volta in scena la Repubblica di Guinea e che sarà un volano non solo turistico. Il Ministro stesso dell’omonimo dicastero, M.  Moussa Moïse Sylla, non parla di “vetrina internazionale” ma di dichiarazione forte di un paese in cui il cambiamento è tangibile grazie a Sua Eccellenza il Generale Mamadi Doumbouya. Dalle note manoscritte di Emidio Di Carlo ante stampa catalogo: “I sei artisti della Repubblica di Guinea presentano opere per lo più pittoriche (se si escludono quindi gli elaborati fotografici “Pyspic photographic” di Sékou Oumar Thiam e i lavori di intreccio e tessitura di fibre naturali “Untitled” di Rougui Barry); tutte sono di indubbio impatto e richiamano la realtà del paese donde originano. Vi si evince una visione equilibrata del passato e una forte proiezione verso il futuro. I titoli, là dove segnalati, sono emblematici: Bella Bah presenta “Koumbellus” e “Nimbellus World”, Fatoumata Kouyaté “Serie Aboc” e “La Saharienne Cratere”, Pépé Michel Ange Lama “La Traversée” e “Ange Les après-midi flottants”. Le opere dei Guineani sono signorili e nitide, invitano a partecipare alla vita intellettuale del paese, raccontano storie e verità, diventano puro nutrimento dello spirito per chi li guarda, dispongono l’animo con i colori e i tratti a un esame di “D'où venons-nous ? Que sommes-nous ? Où allons-nous ?” come recita l’opera di Paul Gauguin, dilettano nella loro compostezza e sobrietà; insomma palesano quella sincera vita che li anima. C’è un disegno etico dietro tutto ciò; c’è schiettezza, mai leziosaggini. Gli artisti della Repubblica di Guinea sono propagatori di cultura e di umanità”.