Paganica, presentato "Saggi di religiosità aquilana. Dalle Origini al Giubileo 2025"


Una serie di saggi, una storia: il binomio Enrico Cavalli e Giuseppe Lalli. Si è tenuta a Palazzo Ducale in quel di Paganica (L’Aquila) la presentazione del libro “Saggi di religiosità aquilana. Dalle Origini al Giubileo 2025” del Prof. Enrico Cavalli e del Dott. Giuseppe Lalli, un’opera composita e articolata sulla storia religiosa dell’Arcidiocesi dell’Aquila. Al tavolo, oltre agli autori, il moderatore, Fulgo Graziosi, il consigliere comunale Daniele Ferella, e la Prof.ssa Stefania Di Carlo, docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” dell’Aquila. Il Dott. Daniele Ferella ha sottolineato l’importanza dell’evento che arricchisce la comunità. Il moderatore, Fulgo Graziosi, oltre a introdurre i vari ospiti, ha tenuto a sollecitare la comunità affinché la “valle del Raiale” sia intitolata ai santi e agli eremiti che l’hanno vissuta. A intervallare i vari interventi le letture di Marcella Placidi e Giorgio Catone; la prima con un passo sulla carta stampata religiosa a L’Aquila; il secondo con un passo relativo a S. Franco d’Assergi. Di seguito si propone il testo della presentazione della Prof.ssa Stefania Di Carlo che ha in modo certosino e circostanziato ha illustrato i contenuti del libro. Il reportage fotografico è a cura dell’artista Claudia Placidi. "L’opera è organizzata in due parti comprende: nella prima parte presenta un excursus sull’Arcidiocesi dell’Aquila; nella seconda parte c’è un focus su san Franco, sulla chiesa principale di Assergi con un’appendice su edifici sacri limitrofi e di chiara fama (chiesa Madonna della Neve, Madonna d’Appari, Basilica di Collemaggio, etc.). Enrico Cavalli è l’autore delle prime 120 pagine in cui, sapientemente, ripercorre la fondazione della città dell’Aquila e della sua diocesi, a partire dal Cristianesimo primigenio, legato all’area di Amiternum, Forcona, Peltuinum, Pitinum; un Cristianesimo proveniente spesso da altrove (Puglia in particolare, attraverso i noti tratturi, si allude ai martiri Sipontini, p. 29). Oltre alla storia di antichi municipia romani, più o meno alleati di Roma o fondati da quest’ultima (e non importa in quale modalità!), Cavalli ha modo di raccontare il territorio e i martiri cari agli Aquilani, quali san Vittorino di Amiternum e san Massimo di Aveia; quindi figure straordinarie come sant’Equizio e Papa Bonifacio IV, Papa Celestino V. In questo senso si rifà a tanta letteratura precedente (si allude alle opere ormai introvabili e datate di Signorini, Equizi, etc.; giusto per fare qualche nome). Tratteggiare con dovizia di particolari la nascita della diocesi dell’Aquila nel 1257 (p. 32), la fondazione della città stessa da parte di Corrado IV, la struttura della città in quattro parti legate ai castelli (71  castelli e non 99, come 93 sono i mascheroni e non 99 delle “Cannelle”, come si dice); segnala gli Ordini religiosi imperanti (dai Celestini, agli Osservanti esaltati attraverso i suoi campioni, san Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano, San Giacomo della Marca, ai Francescani, agli Agostiniani). Non manca di stilare i profili di personaggi chiave per la città come Adamo di Rotwail, il cardinale Amico Agnifili, amico di Pio II e Paolo II (p.55), Margarita d’Austria, governatrice della città e figlia naturale di Carlo V (p. 62), il cardinale Carlo Confalonieri, Defensor Urbis durante la guerra (pp. 97-98), il ruolo del vescovo Costantino Stella. Particolarmente interessante è il paragrafo imperniato sul “turismo religioso” di cu si parla oggi tanto, nonché quello della Chiesa aquilana alla luce del Concilio Vaticano II e di Sua Santità Leone XIV.  Molto sarebbe ancora da aggiungere, ma il mio compito è lasciarvi aperto uno spazio di lettura importante che troverete sottolineato in ogni pagina con nomi in grassetto e una bibliografia, inserita nella medesima pagina (non a piè pagina ma accanto alle parole chiave e in carattere corsivo). Si tratta di una scelta non casuale, forse proprio per essere pubblicazione grande pubblico. Mi piace, però aggiungere un’avvertenza. Benché la trattazione appaia dipanarsi in modo cronologico, il lavoro di Enrico Cavalli non risulta frutto di uno studio deciso e scritto a tavolino in una sola tornata. Infatti, chi legge, potrà ravvisare alcune ripetizioni o riprese contenutistiche. Non si accusi di mancanza di organicità l’autore Cavalli; è che, in verità, egli ha raccolto in questa prima parte del libro una serie di articoli, scritti e pubblicati in vari giornali, riviste e quotidiani, in vari anni della sua vita, frutto, quindi, di un interesse che dimostra la tempra dello scrittore, dello storico, dell’appassionato di spiritualità, insomma di quello splendido docente di religione di cui si parla spesso e di cui personalmente attesto la professionalità, avendo avuto mia figlia alla sua scuola con pregevoli risultati (Premio dei Focolarini per uno scritto su Chiara Lubic). Il mio invito a voi tutti è di leggere con attenzione ogni pagina al fine di fare fronte a quello che Cavalli chiama “l’eclissarsi del sacro” in una società che punta all’immediato, al facile, raggiungendo spesso l’errore, il banale e l’insignificante".



 Veniamo al coautore sempre riprendendo le parole della prof. Di Carlo.

"Giuseppe Lalli è l’autore della seconda parte del libro che si presenta ben scritto e organico, poiché è un focus su un argomento unico, peraltro scelto, sentito e conosciuto da sempre. Lalli racconta di eventi, connessi alla sua narratio, che lo coinvolsero personalmente da bambino e da adolescente. In tal modo ricorda anche il trisavolo (p.173), la nonna, la madre (p.191). Narra il passato, la pietà popolare, l’esperienza personale vissuta, riprende poi da Nicola Tomei e da Demetrio Gianfrancesco, storici parroci della chiesa dell’Assunta di San Franco (il primo autore di una Dissertazione preziosissima e base per comprendere l’eremita Franco; il secondo, tra l’altro, poi, anche mio parroco a Cristo Re da bambina, autore di una biografia di Franco che segnala una passione per san Franco oltre la semplice conoscenza dovuta e alla venerazione della gente locale). Anche nel suo caso, nelle varie pagine si nota un costante passaggio dalla struttura dell’edificio sacro della Chiesa dell’Assunta di Assergi (facciata, cripta e reliquiari, vari altari e affreschi dedicati a san Franco, san Vincenzo Ferreri p. 160 san Rocco p. 154 e p. 165, sant’Egidio (p. 154) alla storia dei santi. Il passaggio non è dato da timore reverenziale ma dal desiderio di fare notare al lettore quanta devozione ha da sempre tributato la gente di Assergi all’Assoluto, che si è esplicitato non solo attraverso la presenza in chiesa in momenti topici ma anche salendo in altura alla fonte di san Franco per assaporare un momento di convivialità e di intensa spiritualità. Lalli non manca di tratteggiare il culto religioso con un focus sulla chiesetta campestre di san Clemente (p. 170), sulla devozione per la Madonna del Carmine ove accanto a san Franco si esplicita l’adorazione per sant’Antonio da Padova, santa Elisabetta d’Ungheria, sant’Antonio Abate (p. 197). Qua e là è anche prossimo al modo comunicativo antico (dice: i nostri anziani definivano sant’Antonio abate il vecchio e sant’Antonio da Padova il giovane, p. 192). Di tutti questi santi è data un’accurata ma divulgativa biografia. Molto interessanti sono le pagine dedicate ai lavori di Saturnino Gatti (p. 197), le pagine dedicate a raccontare “storie” (cfr. santi e diavoli ai piedi di Pizzo Cefalone), oppure legate al ruolo giocato – purtroppo tale costume si sta perdendo – dal presepe di Camarda o dal Santuario della Madonna d’Appari.  Anche in queste 130 pagine circa di Lalli si nota un grande realismo, l’attenzione a una storia conservativa del territorio ma anche il monito a ritrovare sé stessi, a riprendere un armonico rapporto con la natura. Ne sa qualcosa la scrivente che ha scritto un libro su san Franco e san Placido di Roio per le edizioni di Spazioarte, con traduzione delle loro biografie e un’analisi della santità e annessi miracoli, nel 2019 e che ha proprio messo in evidenza l’importanza del raccoglimento e della solitudine per capire i santi.

Vorrei concludere sintetizzando quanto da me rilevato nella lettura di questo libro a firma di Cavalli-Lalli che necessariamente, per la densità dei contenuti, si è dipanata su più giorni, e relativamente alle due parti, dicendo che di fronte al vaniloquio imperante, all’autoincensamento di molti, alla crisi dei valori, alla “cultura” della “chiacchiera, del pettegolezzo, dell’ha detto l’IA, Istagram, Facebook, Tik Tok, etc, alle ideologie passeggere e alle moderne superficialità, alle retorica sterile, “Saggi di religiosità” di Cavalli-Lalli sollecita una richiesta di senso, propone di dare valore al silenzio negato appunto dalla mentalità moderna, di ritrovare quell’afflato con la Natura (con la N maiuscola) e il contatto con la Divinità, possibile solo con sensibilità, raccoglimento, intelligenza e l’esperienza della “disconnessione".


"Paganica è una piccola realtà che ha alle spalle un glorioso passato: ha dato i natali a Gioacchino Volpe (1876-1971), Edoardo Scarfoglio (1860-1917), sposato con Matilde Serao, fondatore di “II Mattino” di Napoli, possiede un Palazzo Ducale legato a Filippo II, e non parliamo poi di san Giustino, della chiesetta di S. Pietro Celestino, insomma può ancora parlare al presente, alle nuove generazioni così digiune di cultura e di attenzione labile".