23 Luglio 2024
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Napoli, nel 2003 i Savoia tornarono in Italia

Vent'anni fa, il 15 marzo 2003, i Savoia tornarono in Italia dopo 57 anni d'esilio. Il 15 luglio dell'anno prima, infatti, era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge costituzionale, approvata con due votazioni a maggioranza assoluta da entrambe le Camere, che annullava gli effetti del primo e del secondo comma della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione: fu così che agli eredi maschi venne consentito il rientro in Italia.

Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi espresse ufficialmente parere favorevole al rientro dei Savoia

Con l'entrata in vigore della legge costituzionale furono quindi abrogati i primi due commi mentre è rimasto valido, ed è tuttora nella Costituzione, il comma che riguarda i beni dei Savoia. In Parlamento avevano votato contro l'abolizione dei primi due commi Rifondazione comunista, il Partito dei comunisti italiani, parte dei Verdi e alcuni deputati e senatori della Margherita e dei Democratici di sinistra (i due partiti che poi si sarebbero uniti per formare il Partito democratico). La Lega si astenne, perché all'epoca era ancora convintamente federalista e critica nei confronti dell'unificazione nazionale. L'ultimo voto al Senato avvenne il 15 maggio del 2002, mentre quello alla Camera l'11 luglio 2002. In questa votazione il risultato fu 347 voti per il sì, 69 per il no e 44 astenuti. Un anno prima il Governo, allora presieduto da Silvio Berlusconi, aveva espresso ufficialmente il suo parere favorevole al rientro dei Savoia. E il 4 febbraio 2002 Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell'ultimo re Umberto II, diffuse questo comunicato dalla Svizzera:

“Mio figlio ed io con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana ed al nostro presidente della Repubblica”.

Il 15 marzo 2003, alle 14,45, un aereo Falcon 900 proveniente da Ginevra atterrò all'aeroporto napoletano di Capodichino. A bordo c'erano Vittorio Emanuele di Savoia, la moglie Marina Doria e il figlio Emanuele Filiberto. Scelsero perché l'ultimo re d'Italia, Umberto II, era molto legato alla città e visse lì dal 1931.

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