Grand Egyptian Museum con gli occhi di una nostra inviata


Nel mentre a Roma, è in corso la mostra “Il tesoro dei faraoni” alle Scuderie del Quirinale, ecco un focus sul GEM (Grand Egyptian Museum).


L’esperienza è unica e non solo per la raccolta di reperti archeologici (circa 100.000, molti trasferiti dal Museo dei Cairo di Piazza Tahir e dai suoi magazzini) ma anche per la struttura ultramoderna. Vi si possono ammirare tantissimi manufatti tra cui quelli più prestigiosi relativi al tesoro del faraone Tutankhamon scoperti dall’archeologo Carter.

La struttura è in muratura con una facciata in alabastro. Una piramide in vetro, simile a quella del Louvre, immette il visitatore. L’interno è grandioso. Nella hall campeggia la statua del faraone Ramses II in granito trovata a Menphis dall’italiano Giovanni Battista Caviglia. Segue una lunga scalinata ove si stagliano statue di altri faraoni (tra cui quelle di Tolomeo II e Arsinoe II), ma si può anche prendere una scala mobile.


La scalinata conduce a una vetrata donde sono visibili le tre piramidi di Giza ovvero quelle di Cheope, Chefren e Micerino. Segue un lungo corridoio ove sono situate boutique, bar, ristoranti. La scalinata porta nella parte alta, a dodici sale in cui sono state ricostruite la prima barca solare di Cheope (una seconda è in corso), sono presentati letti funerari, maschere, sarcofagi, carri da parata o cerimoniali, statue di Iside e Osiride, un naos canopico dorato, statue di soldati in marcia. Tra i reperti splendida è la statua della regina Hatshepsut, nonché la maschera e il trono d’oro di Tutankhamon. Anche la tecnologia fa la parte del leone in questo nuovo edificio: una rappresentazione virtuale del Nilo, dono dell’Egitto, segnala le varie capitali dall’Alto al Basso Egitto.


Ciò che stupisce è anche la luce soffusa che crea un’atmosfera delicata e che fa rispendere i manufatti dal basso verso l’alto. In ciò il GEM richiama il Museo Egizio di Torino. L’esterno della struttura è a parco con statue e alberi appena piantati ma anche con giochi d’acqua.


Passeggiare nel Museo del GEM significa immergersi in un passato che continua a parlare e a comprendere l’importanza di una civiltà profondamente attrattiva per l’Occidente, ieri come oggi.


Ciò spiega anche l’interesse per l’esposizione romana e per il grande afflusso di visitatori che ogni anno affolla il Museo egizio di Torino. In un’epoca di divisione, il GEM con i suoi reperti riunisce visitatori provenienti da tutto il mondo in nome della cultura e della storia.

Claudia Placidi