Lavoro domestico, l'Inps lancia l'allarme: calano i contratti regolari. Fava propone un Albo Nazionale
ROMA – Non più una dimensione marginale, ma una vera e propria "infrastruttura sociale" indispensabile per un Paese che invecchia. È questa la fotografia scattata a Palazzo Wedekind durante il convegno “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, organizzato da Inps e Nuova Collaborazione, nel quale sono stati presentati i dati ufficiali dell’Osservatorio sui lavoratori domestici relativi all'anno 2025.
Il settore, tuttavia, si trova a un bivio: i contratti regolari continuano a scendere, mentre il mercato sommerso (lavoro nero e grigio) resta una piaga diffusa. Per questo motivo, il Presidente dell’Inps Gabriele Fava ha lanciato una proposta forte: istituire un Albo nazionale per colf e badanti.
La proposta dell'Inps: un Albo Nazionale contro il lavoro nero
«Ritengo necessario lavorare all’istuzione di un Albo nazionale per colf e badanti, capace di qualificare e certificare le competenze degli assistenti familiari. Dare trasparenza a questo settore significa trasformare un bisogno privato in una risposta pubblica ordinata, riconoscibile e sicura.»
— Gabriele Fava, Presidente dell'INPS
Il Presidente ha sottolineato come la regolarizzazione sia una scelta di "civiltà istituzionale" per proteggere le famiglie e garantire la sostenibilità previdenziale. Sulla stessa linea Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione, che ha chiesto di superare la logica dell'emergenza per costruire politiche stabili basate su formazione, legalità e riconoscimento del valore del lavoro di cura.
I dati dell'Osservatorio 2025: il crollo dei lavoratori regolari
Nel 2025 i lavoratori domestici regolari (con almeno un contributo versato) sono stati 804.464. Si tratta del quarto anno consecutivo di flessione (-2,3% rispetto al 2024). Dopo il picco del biennio 2020-2021 spinto dalle regolarizzazioni del periodo Covid (Decreto Rilancio), il settore ha perso per strada circa 173mila lavoratori.
Identikit del lavoratore domestico in Italia:
Prevalenza femminile: Le donne rappresentano l'88,7% del totale (713.538 lavoratrici) contro l'11,3% degli uomini (90.926).
Lavoratori stranieri: Sono la maggioranza assoluta, pari al 68,9%, sebbene in lieve calo.
Sorpasso storico: Per il secondo anno consecutivo, la quota di Badanti (51,3%) supera quella delle Colf (48,7%), a dimostrazione del crescente bisogno di assistenza agli anziani.
Un settore che invecchia: Il 18,8% dei lavoratori ha tra i 55 e i 59 anni, mentre ben il 27,2% ha più di 60 anni. Solo l'1,6% ha meno di 25 anni.
A livello territoriale, il Nord-Ovest ospita la quota maggiore di lavoratori (30,7%), con la Lombardia in cima alla classifica regionale (19,4% del totale nazionale), seguita da Lazio (14,1%), Toscana (8,9%) e Emilia-Romagna (8,6%).
Stipendi: qui le donne guadagnano più degli uomini
Un dato controtendenza rispetto al resto del mercato del lavoro italiano riguarda le retribuzioni. Nel comparto domestico si registra un gender pay gap inverso: le donne percepiscono in media una retribuzione annuale più alta rispetto agli uomini (8.100 euro contro 7.700 euro).
Inoltre, lo stipendio medio varia significativamente in base alla mansione: chi svolge l'attività di badante guadagna mediamente il 28% in più rispetto a chi è contrattualizzato come colf.
Il peso del lavoro di cura non retribuito e lo spettro delle pensioni minime
Il Consigliere di Amministrazione dell’INPS, Marialuisa Gnecchi, ha allargato lo sguardo all'impatto che il lavoro di accudimento ha in generale sulle donne italiane. Citando i dati Istat, Gnecchi ha ricordato che le donne dedicano alla famiglia 4 ore e 44 minuti al giorno, contro le sole 2 ore e 6 minuti degli uomini.
Questo squilibrio grava pesantemente sulla carriera e sulle future pensioni delle donne. Per quanto riguarda colf e badanti, le tutele previdenziali restano ancora troppo basse. "Le pensioni di questi lavoratori sono ancora minime", ha concluso Gnecchi, sottolineando che strumenti come l’Assegno Unico Universale sono stati un ottimo punto di partenza, ma che serve un intervento politico più profondo che metta la gestione emotiva ed economica del lavoro di cura davvero all'ordine del giorno dell'agenda di Governo.
