"Da oltre cinque mesi il personale di Polizia Penitenziaria del carcere di Teramo continua a garantire, con grande senso dello Stato e sacrificio personale, i servizi essenziali di sicurezza, ma l'Amministrazione penitenziaria centrale non ha ancora corrisposto il pagamento delle ore di lavoro straordinario maturate a partire dal mese di gennaio. Ogni appartenente al Corpo ha ormai accumulato centinaia di ore di straordinario non retribuite. Una situazione inaccettabile e mortificante".
È la durissima denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE).
Il segretario provinciale del SAPPE di Teramo, Giuseppe Pallini, evidenzia come il personale operi in condizioni ormai al limite della sostenibilità.
"Nel carcere di Teramo – denuncia Pallini – mancano complessivamente 50 unità di Polizia Penitenziaria: 37 agenti, 5 ispettori e 8 sovrintendenti. A fronte di questa gravissima scopertura di organico, la popolazione detenuta ha raggiunto le 453 presenze rispetto a una capienza regolamentare di appena 255 posti, con un indice di sovraffollamento pari al 178%. È evidente che senza il continuo ricorso al lavoro straordinario sarebbe impossibile garantire ordine, sicurezza e continuità dei servizi."
"Il paradosso – prosegue il sindacalista – è che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria pretende giustamente che siano assicurati la sicurezza dell'istituto, i diritti delle persone detenute e tutti i servizi indispensabili, ma poi non riconosce economicamente il sacrificio delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria che quei servizi li assicurano quotidianamente."
Il SAPPE richiama inoltre l'attenzione sulle ulteriori criticità che interessano l'istituto.
"Nei giorni scorsi sono stati segnalati ripetuti sorvoli di droni nei pressi del carcere e, nei giorni successivi, sono stati rinvenuti telefoni cellulari e altri oggetti il cui possesso è vietato ai detenuti. Episodi che confermano la crescente pressione cui è sottoposto il personale e la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alle introduzioni illecite."
"Non meno preoccupante – aggiunge Pallini – è la presenza di numerosi detenuti affetti da gravi disturbi psichiatrici. Il carcere non può continuare a sostituirsi alle strutture sanitarie specialistiche. Gli agenti di Polizia Penitenziaria non dispongono né degli strumenti né della preparazione clinica necessari per gestire situazioni di questa complessità, che finiscono inevitabilmente per compromettere la sicurezza dell'istituto. Questi detenuti devono essere collocati in strutture adeguate, dove possano ricevere le cure necessarie."
Sulla vicenda interviene anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece. "È inaccettabile che lo Stato chieda sacrifici straordinari ai poliziotti penitenziari senza poi rispettare il fondamentale diritto alla retribuzione del lavoro effettivamente prestato. Gli appartenenti al Corpo stanno sostenendo carichi di servizio enormi per sopperire alle gravissime carenze di organico presenti negli istituti italiani. Il mancato pagamento dello straordinario rappresenta un segnale profondamente negativo nei confronti di personale che ogni giorno garantisce legalità, sicurezza e tutela della collettività in condizioni sempre più difficili."
"Il SAPPE – conclude Capece – chiede l'immediata liquidazione di tutte le competenze arretrate e un intervento urgente del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria affinché vengano finalmente affrontate le croniche carenze di personale, il sovraffollamento e la gestione dei detenuti con disagio psichiatrico."
Il SAPPE rivolge infine un appello alle istituzioni del territorio – il Sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto, il Presidente della Provincia Camillo D'Angelo, il Prefetto Fabrizio Stelo, l'onorevole Giulio Sottanelli e i consiglieri regionali teramani – affinché si facciano interpreti di queste gravi problematiche nelle competenti sedi istituzionali, sostenendo concretamente le legittime rivendicazioni del personale di Polizia Penitenziaria e le esigenze di sicurezza dell'intera comunità.
