Campobasso, Morrone del Sannio onora Beato Roberto da Salle: convegno di studio


Un convegno di grande spessore culturale si è tenuto nella chiesa della Maddalena a Morrone del Sannio (CB) in Molise. A prendere parte ai lavori S.E. Mons. Orlando Antonini, già Nunzio Apostolico in Siria, Malawi, Madagascar, Paraguay, Cile, Belgrado, Francia, che ha trattato un tema a lui molto caro “Celestino V, santo, promotore anche di bellezza” e la Prof.ssa Stefania Di Carlo, docente di Storia della Chiesa Medievale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” dell’Aquila che ha parlato di “Da Celestino V a Roberto da Salle”. 

Moderatore e promotore dell’iniziativa, don Gabriele Tamilia, parroco di Ripabottoni e Morrone del Sannio. 

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco, Dott.ssa Stefania Pedrazzi, che ha segnalato, davanti a un pubblico accorso numeroso, l’importanza della devozione in loco e l’importanza di un convegno in cui si presenta anche un libro con biografia del Beato Roberto da Salle, ha preso la parola don Gabriele Tamilia leggendo la corposa e meticolosa relazione di S.E. Mons. Orlando Antonini, assente per sopraggiunti motivi, suo amico di studio e esperto storico dell’arte abruzzese. 

Nell’intervento S.E. Mons. Orlando Antonini ha sottolineato come “l’architettura duecentesca di Collemaggio veicola un messaggio di fondo che non è altro se non la materializzazione nella pietra negli spazio e nei colori della spiritualità del monaco diventato papa”. Ha poi ricordato l’ipogeo che corrisponde alla primigenia costruzione, voluta da Pietro da Morrone, al rientro da Lione a seguito della visione della Vergine Maria. Nello specifico, ha posto l’attenzione sul piano planimetrico, sulla basilica del Perdono nonché su una lettura simbolica della medesima costruzione. Soffermandosi su Gentile da Rocca, “pictor”, ha poi analizzato le opere di costui e il suo ruolo nella chiesa della Badia Morronese, definita nell’”Opus metricum” del cardinale Jacopo Caeatani Stefaneschi “relucens”, ovvero splendida, i lavori all’Eremo di Sant’Onofrio a Sulmona e a S. Maria ad Cryptas. Con sapienza e acume ha dimostrato come Pietro da Morrone, abate viaggiante, fu “promotore d’arte e di bellezza”; non fu un illetterato, come taluni hanno affermato, ma un “Uomo di Dio” capace di vedere nella pittura una modalità, volta a istruire e a propagare il messaggio evangelico attraverso il bello. Le costruzioni di Pietro da Morrone non sono, infatti, mai scevre di affreschi perché, oltre alla pietra, è necessario offrire all’occhio del cristiano la piacevolezza del Creato.

La Prof.ssa Stefania Di Carlo ha connesso la figura del Beato Roberto da Salle con quella del Padre fondatore della congregazione dei Majellesi/Morronesi, Pietro Angelerio o da Morrone. Troppe le affinità e le similarità di vita tra i due sin dalla nascita per poi dipanarsi nell’età adulta sino alla morte da non trascurare, tanto da far pensare che l’agiografo, autore della “Vita di Roberto da Salle”, abbia voluto mostrare non solo quanto fosse degno di sostituire nella carica di Abate Generale, Pietro, assurto al soglio pontificio, ma anche di essere il valido promotore della congregazione attraverso ulteriori fondazioni. La studiosa ha fatto notare anche alcuni “topoi” tratti da altre biografie di santi (Colombano, Benedetto, etc.), a testimonianza di una biografia che doveva avvertire il potenziale lettore di “leggere di un già santo”. Naturalmente, la causa di canonizzazione del Beato Roberto è arenata come quella di Tommaso da Celano, poiché trattasi di “cause antiche”, ma ciò non inficia nulla sulla devozione e sul culto. L’attaccamento di una comunità al proprio santo dice già tutto. La studiosa ha riposto a varie domande, suscitate dal suo accostamento “Pietro da Morrone/beato Roberto da Salle”: sulla rinuncia/rifiuto di Celestino V, sul verso dantesco, sull’importanza dei miracoli nelle cause di canonizzazioni.

Don Gabriele ha spiegato le ragioni di questo convegno: avere al tavolo studiosi esperti conoscitori della storia dell’arte, come S.E. Mons. Orlando Antonini, di storia della Chiesa, come la Prof.ssa Stefania Di Carlo, che, tra l’altro, mancava da Morrone dal 2017 significa riallacciare un legame mai sopito tra presente e passato.

L’intero evento, che è stato perorato anche da S.E. Mons. Claudio Palumbo, vescovo di Termoli-Larino, è stato trasmesso da Tele Molise in diretta, ripreso da don Fernando Manna. 

Nel periodo estivo, fatto di sagre e feste popolari, un momento culturale che tocca le coscienze e apre al Divino, è un’occasione unica sempre da rinnovare.