Riceviamo una nota stampa a firma dei partiti di centrodestra presenti a Roseto degli Abruzzi (FdI – Lega – FI – NOI Moderati) sulla vicenda religione e politica, che pubblichiamo di seguito.
"Noi ingenui, convinti che i luoghi di culto dovessero rimanere neutrali, che qualsiasi attività che richiami direttamente o indirettamente candidati, simboli o partiti fosse scorretta, lontana dalla missione cui questi siti sarebbero dedicati e oltremodo sconveniente, sia per chi la facesse, che per chi la permettesse…
Invece, nel giorno dell’Immacolata Concezione, durante una celebrazione religiosa dedicata alla preghiera e allo spirito, i fedeli della nostra città hanno dovuto assistere a un fatto di particolare gravità: il sindaco Mario Nugnes ha preso il microfono durante la Messa trasformando l’altare in un palco politico e chiedendo ai presenti “fiducia”, “continuità del mandato” e “supporto all’amministrazione” per non lasciare “progetti sospesi”, ovvero l’attuazione di quanto non si è riusciti a completare nel mandato in corso.
Inutile sottolineare che un intervento simile nulla avrebbe a che fare con il rito sacro e che ha spezzato il clima di raccoglimento con un messaggio di chiarissima natura elettorale, ma non è moralmente accettabile, che si approfitti di una funzione religiosa per fare comizi e, quel che è peggio, con la complicità (o quantomeno la passiva concessione) di un Sacerdote, che dovrebbe essere il massimo custode dei valori di pluralità e neutralità di un luogo di culto.
Un confine sacro è stato oltrepassato, nonostante la Chiesa — nel suo insegnamento bimillenario — ha sempre tracciato una netta separazione tra la sfera spirituale e quella politica: un principio, fatto anche di rispetto, che ha attraversato i secoli, ma che oggi è stato ignobilmente calpestato dal Sindaco e i suoi sodali.
Il Tempio non è un luogo per “mercanti”, tantomeno di consenso!
Quanto accaduto è una ferita profonda per chi crede nella sacralità dei luoghi di culto e nel rispetto della liturgia: un Altare consacrato non è un palco, una Messa non è un comizio, i fedeli non sono un pubblico da convincere, la preghiera non è una claque.
La responsabilità morale, politica e istituzionale di quanto accaduto si divide tra chi ha deciso di approfittare del santo momento per lanciare la campagna elettorale 2027 e chi l’ha permesso. Un gesto che offende i fedeli, la comunità cattolica e l’intelligenza dei cittadini: ma, se sul piano etico il gesto è grave, sul piano istituzionale e politico appare persino peggio, irrispettoso della comunità raccolta per la ricorrenza dell’Immacolata.
Per questi motivi, l’accaduto sarà formalmente portato all’attenzione del Vescovo e organi preposti, affinché vengano valutate le implicazioni religiose e disciplinari di un’invasione politica non autorizzata in un rito sacro.
Peraltro, considerato il palese fallimento di questa amministrazione che, nonostante i grandi mezzi a disposizione, non ha praticamente ultimato nulla di importante e si è preoccupata delle criticità reali molto meno di quanto si sia occupata dei selfie, non vediamo proprio perché i rosetani dovrebbero rinnovare loro il mandato, a meno di tendenze masochistiche: alla luce di questo il discorso dall’altare è da definire grottesco.
Di quali grandi progetti parlava il sindaco nella sua “omelia”, se è riuscito ad arrivare in ritardo anche sull’installazione delle luci di Natale e ha dimenticato persino la tradizionale “accensione dell’albero?
Sicuro una “piccola” dimenticanza, o Sindaco & C. erano troppo confusi tra preghiera e comizi inopportuni?
Ogni volta che pensiamo di aver toccato il fondo, questa amministrazione e i suoi massimi rappresentanti riescono puntualmente a raschiare il fondo, ma questa volta siamo veramente oltre la decenza: la città è triste, spenta, impoverita e mentre affonda nella disorganizzazione, nel degrado, nell’inerzia e nell’assenza di visione, si chiede e si pretende sfacciatamente fiducia.
Roseto ha bisogno di un’amministrazione che lavori e risolva i problemi reali, non di messaggi elettorali declamati da un pulpito".